Perché il nucleare non è una soluzione immediata all’emergenza energetica in Italia

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Il Senato italiano ha recentemente approvato una legge delega sull’energia nucleare sostenibile, ma l’articolo sottolinea che questa misura non si traduce immediatamente in produzione di energia. Prima di considerare il nucleare come risposta all’emergenza energetica, è necessario valutare tre aspetti fondamentali: i costi di costruzione, i tempi di realizzazione e la gestione delle scorie radioattive. I costi per la costruzione di nuove centrali nucleari sono elevati, con stime che variano tra 7 e 25 centesimi di dollaro per kWh, molto superiori rispetto alle fonti rinnovabili come fotovoltaico ed eolico. Inoltre, i tempi per portare una centrale nucleare a regime sono lunghi, come dimostrano i casi di Finlandia e Francia, e l’Italia dovrebbe ricostruire una filiera industriale e competenze oggi assenti. Anche i piccoli reattori modulari (SMR), considerati una possibile soluzione, non sono ancora disponibili su scala commerciale. Un ulteriore problema riguarda la gestione delle scorie radioattive: l’Italia non ha ancora un deposito nazionale per i rifiuti nucleari e tentativi passati di individuare un sito hanno incontrato forti opposizioni locali. Infine, il nucleare non garantirebbe completa indipendenza energetica, dato che l’uranio necessario deve essere importato, e le centrali rappresentano un potenziale bersaglio per attacchi terroristici o militari. Nel frattempo, l’articolo evidenzia come siano già disponibili soluzioni immediate come il risparmio energetico, le fonti rinnovabili e l’efficienza, che possono contribuire a ridurre la dipendenza energetica senza i limiti del nucleare.

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Tag: Finlandia, Francia, reattori modulari piccoli (SMR