I prezzi del gas naturale europeo e del petrolio sono aumentati significativamente in seguito allo scontro verbale tra
Stati Uniti e
Iran durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il principale indice europeo del gas, il TTF di Amsterdam, ha raggiunto i 74,61 euro al megawattora, mentre il petrolio Brent ha superato i 105 dollari al barile. Le tensioni si sono concentrate soprattutto sulla sicurezza dello
Stretto di Hormuz, importante via di transito energetico nel Golfo Persico.
Durante l'Assemblea, il presidente iraniano
Masoud Pezeshkian ha mostrato immagini di bambini vittime di bombardamenti, ribadendo la disponibilità al dialogo ma senza accettare minacce. Gli Stati Uniti hanno risposto con un messaggio di fermezza, sottolineando le opzioni economiche e militari a disposizione e affermando che il blocco nello Stretto di Hormuz è imposto dagli stessi americani in risposta alle azioni iraniane. Sul piano diplomatico, il ministro degli
Esteri iraniano
Abbas Araghchi ha incontrato l'inviato Usa
Steve Witkoff, ponendo condizioni per la riapertura dello Stretto.
Parallelamente, la
Banca Centrale Europea ha avvertito che lo shock energetico, inizialmente ritenuto temporaneo, si sta protraendo più a lungo e coinvolge ora anche il gas, oltre al petrolio e al diesel. L'inflazione nell'Eurozona potrebbe avvicinarsi al 4% entro fine anno, spingendo i
mercati a prevedere ulteriori aumenti dei tassi di interesse. L'aumento dei prezzi energetici si riflette direttamente sulle bollette e sui carburanti, con possibili ripercussioni sull'
economia e sui consumatori italiani.
Infine, si segnala che, oltre ai contatti diplomatici tra Iran e Stati Uniti, anche il
Pakistan sta svolgendo un ruolo di mediazione, elemento che potrebbe contribuire a stabilizzare i mercati energetici qualora si raggiungessero progressi nelle trattative.