Trapani, terzo round sulle decadenze: l’aula esplode e il voto resta ancora fuori dalla porta
A Palazzo Cavarretta ormai le decadenze hanno assunto la forma di un ring. Terzo round, ieri sera, per le posizioni di Giovanni Parisi, Andrea Genco, Angela Grignano e Vincenzo Guaiana. E il termine non è soltanto una metafora: l'aula si è presentata nuovamente tesa, con gli schieramenti contrapposti, le comunicazioni trasformate in terreno di scontro e una seduta che, ancora una volta, non è arrivata al punto per cui era stata convocata: le urne. La partita sulle decadenze va avanti da quasi un anno. Dopo la seduta del 16 settembre, quella sulla posizione di Marzia Patti conclusa con 11 voti favorevoli e una scheda bianca, il Consiglio avrebbe dovuto affrontare le altre quattro posizioni. Ma il 21 settembre il voto era stato rinviato per la necessità di chiarire le modalità dello scrutinio e il computo delle astensioni. Il Comune aveva già programmato le sedute del 16, 21 e 24 settembre proprio per arrivare alla conclusione della procedura. L'assenza di segretario generale e viceIeri sera, invece, il copione si è ripetuto.L'assenza del segretario generale Giovanni Panepinto era già annunciata.Il suo incarico a scavalco a Trapani è arrivato al termine, mentre il dirigente è ormai in servizio al Comune di Enna. Prima di lasciare definitivamente Palazzo Cavarretta, però, Panepinto aveva inviato una nota alla presidenza e ai consiglieri, mettendo nero su bianco il proprio parere sui quesiti tecnici sollevati dopo il voto del 16 settembre.Il documento era stato protocollato il 23 settembre e indirizzato anche alla vice segretaria Nunzia Gabriele. La nota è stata letta in aula dal presidente Alberto Mazzeo. Panepinto, in particolare, ha richiamato l'articolo 29 dello Statuto, secondo cui la proposta di decadenza deve ottenere il voto favorevole della maggioranza dei presenti, precisando nella sua interpretazione che sono presenti anche coloro che partecipano alla votazione esprimendo voto favorevole, contrario, astenuto, scheda bianca o nulla. Un parere che entra direttamente nel cuore della questione sollevata dopo la vicenda Patti: chi deve essere conteggiato e con quale criterio si determina la maggioranza necessaria. Anche Nunzia Gabriele non era in aula. La vice segretaria ha comunicato le proprie motivazioni, richiamando problemi di salute e, soprattutto, l'assenza di un effettivo passaggio di consegne con Panepinto che le consentisse di assumere con piena cognizione una funzione delicata come quella richiesta dalla seduta.Ed è qui che si ripropone il problema che aveva già fermato il Consiglio lunedì.Chi deve garantire la regolarità tecnica di una procedura che da giorni è diventata una guerra di interpretazioni regolamentari?La risposta, ieri sera, non è arrivata. Le comunicazioni diventano il vero ConsiglioCome spesso accade nelle sedute più politiche, il problema non è arrivato quando si è cominciato a discutere le decadenze.È arrivato prima.Durante le comunicazioni, l'aula ha cominciato a scaldarsi. Sono comparsi nel dibattito anche contenuti di messaggi privati che, secondo quanto riferito in aula da un consigliere di opposizione, sarebbero stati inviati dal sindaco Giacomo Tranchida.Il confine tra comunicazione istituzionale e scontro personale è diventato sempre più sottile.E in quel momento la seduta ha assunto il tono di una resa dei conti che va oltre le quattro decadenze. E mentre l'aula combatte, fuori dal Consiglio c'è chi rischia il posto.A un certo punto Franco Briale prova a riportare il discorso sulla politica con un cambio di prospettiva importante: perché, mentre Palazzo Cavarretta discute da giorni sulle modalità di voto, fuori dall'aula c'è una vertenza che riguarda concretamente il lavoro. Sono 15 i lavoratori indicati come a rischio nella vertenza Formula Ambiente. Il tema è stato quindi portato dentro il Consiglio.Ma anche qui la seduta è tornata a chiudersi su se stessa. Marzia Patti ha chiesto di intervenire ulteriormente sull'argomento, collegando la mancata definizione del quadro finanziario del servizio alla vertenza Formula Ambiente e al rischio occupazionale, parlando anche di un possibile buco da circa 850 mila euro e di 15 posti di lavoro a rischio. Il presidente Mazzeo non ha ritenuto opportuno concedere un nuovo intervento sullo stesso tema, le ha tolto la parola e ha sospeso i lavori. Ma lei ha continuato il suo intervento a microfoni spenti, cosa che ha molto irritato Alberto Mazzeo, che ha rilasciato a Tp24 la sua replica sulla questione. Mazzeo: «Il PEF è fatto in maniera errata»Il ragionamento di Mazzeo parte da una contestazione precisa: secondo il presidente del Consiglio, il Piano economico finanziario dei rifiuti sarebbe stato costruito in maniera errata e conterrebbe costi che potrebbero essere ridotti. Tra questi cita il percolato, cioè il liquido prodotto dalle precipitazioni che attraversano i rifiuti e che deve essere raccolto e smaltito.Mazzeo richiama quindi il cosiddetto capping, la copertura della discarica, come possibile intervento per ridurre nel tempo questo costo, e sostiene che il PEF dovrebbe essere rivisto anche alla luce della nuova situazione relativa alla discarica di contrada Borranea. La questione della destinazione dei rifiuti fuori provincia era già stata al centro dello scontro politico estivo. L'apertura della nuova vasca TPS1 di Borranea è stata indicata come elemento destinato a ridurre il trasferimento dei rifiuti fuori territorio e quindi una delle voci di costo del sistema. Poi Mazzeo entra nel tema dell'evasione e del fondo crediti di dubbia esigibilità, sostenendo che il recupero operato con Soget dovrebbe produrre effetti anche nella costruzione del piano.La sua conclusione è netta: «Il Sindaco, come al solito, ha presentato un atto in forte e notevole ritardo».E ancora: «Deve consentire al Consiglio Comunale di guardare gli atti, approfondire e fare eventualmente le modifiche e le correzioni». Infine l'affondo politico:«Un'amministrazione poco attenta ai bisogni dei cittadini e che vuole sempre e continuamente mettere le mani in tasca ai cittadini».Il PEF, intanto, resta un problema tutt'altro che teorico. Il paradosso: si discute dei consiglieri mentre la città aspettaÈ questo il punto politico che resta sul tavolo.Da una parte c'è una procedura di decadenza iniziata quasi undici mesi fa e ancora incapace di arrivare alla sua conclusione.Dall'altra ci sono dossier che non aspettano. Formula Ambiente non aspetta il 28 settembre.La questione dei rifiuti non aspetta che il Consiglio trovi la formula perfetta per il voto segreto.La crisi idrica che ha attraversato Trapani nei mesi scorsi non ha aspettato le sedute sulle decadenze.E la città continua ad avere problemi amministrativi che richiedono decisioni. Nel frattempo, il Consiglio è occupato da settimane soprattutto da se stesso. Fuori dall'aula c'è un'altra partitaLo streaming restituisce le parole, mano restituisce tutto quello che succede attorno.Fuori dall'aula, ieri sera, il clima era palpabile: tensioni, nervosismo, parole forti, confronti. Le forze dell'ordine hanno chiesto le generalità a cittadini in piccionaia in via preventiva. I consiglieri erano visibilmente sotto pressione. E anche la stampa è finita dentro questo clima.Domande continue su cosa sarebbe opportuno scrivere, su cosa non sarebbe opportuno scrivere, su come raccontare una parte piuttosto che un'altra.A Palazzo Cavarretta, ormai, nessuno sembra completamente fuori dal mirino degli altri.E basta una parola, una frase, un intervento fuori scaletta per riaccendere la discussione. Il nuovo segretario non avrebbe la bacchetta magicaE qui c'è un'altra questione che rischia di essere sottovalutata.Mazzeo ha più volte richiamato la necessità di superare quella che considera una situazione di paralisi degli uffici e di arrivare a una nuova guida della Segreteria generale. Ma la vicenda di queste ultime sedute mostra che il problema non è soltanto avere una persona seduta al posto del segretario.Panepinto ha lasciato un parere scritto.La vice segretaria ha spiegato di non avere ricevuto un adeguato passaggio di consegne.Il presidente chiede che qualcuno sia in grado di fornire risposte tecniche.I consiglieri chiedono chiarimenti. E dunque un nuovo segretario, quando arriverà, potrebbe trovarsi davanti lo stesso fascicolo, le stesse contestazioni e lo stesso Consiglio.Anzi, potrebbe trovarsi davanti una situazione ancora più difficile: perché nel frattempo la questione delle decadenze è diventata un caso politico, il rapporto tra Presidenza e maggioranza è deteriorato e la discussione si è allargata.La nomina di un nuovo segretario può risolvere un problema organizzativo.Non può, da sola, risolvere un conflitto politico.E questa è forse la fotografia più fedele della serata. Il ring resta montatoIl 28 settembre si riparte.Sempre dalle quattro decadenze, sempre dalle schede.Ma intanto il Consiglio ha accumulato un'altra serata di tensioni senza arrivare al voto.La partita è ancora lì.Parisi, Genco, Grignano e Guaiana aspettano una decisione. Fuori, intanto, ci sono i lavoratori di Formula Ambiente che aspettano risposte sul loro futuro, i cittadini che aspettano di capire quanto costerà il servizio rifiuti e una città che continua ad avere dossier aperti. È questo il paradosso di Palazzo Cavarretta: mentre il Consiglio combatte sul modo in cui deve decidere, le cose sulle quali dovrebbe decidere continuano ad aspettare.E lunedì, per il quarto round, il ring sarà ancora lì.
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25 settembre 2026, 06:00Leggi notizia