Tetto agli studenti stranieri: "Le aule devono essere luogo dell’alleanza educativa"
Tetti massimi alla presenza di alunni stranieri, presunti pericoli per le tradizioni locali, dibattiti su burqa e niqab: la scuola italiana è diventata il terreno su cui si consumano i clash culturali più accesi del nostro tempo. Ma come si governano davvero questi processi senza cadere nei soliti opposti estremismi? Un contributo arriva dall’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti.
Il dibattito sulla quota massima di studenti stranieri per classe divide l’opinione pubblica. Si tratta di una misura realmente utile per gestire l’integrazione?
"Il problema della presenza di ragazzi stranieri nelle aule esiste ed è reale, ma risiede principalmente nelle difficoltà di comprensione della lingua italiana, che rischiano di rallentare la didattica per l’intero gruppo classe. Fissare un tetto numerico appare una misura complessa e poco traducibile nella pratica, sia per ragioni logistiche sia perché spesso la concentrazione di alunni stranieri in determinate scuole è l’esito di dinamiche sociali, come lo spostamento dei figli da parte delle famiglie italiane verso altri istituti. La vera soluzione consiste nell’assicurare che ogni studente possieda un livello minimo di conoscenza della lingua e della cultura italiana, fondamentale per partecipare alle lezioni. Si potrebbero prevedere percorsi propedeutici dedicati all’apprendimento linguistico prima dell’effettivo inserimento didattico, sul modello di quanto avviene già nell’ambito universitario".
Spesso la presenza di differenti culture viene interpretata come una minaccia per le radici e l’identità locali.
"Molte delle riserve espresse verso le altre culture derivano in realtà da una progressiva perdita di consapevolezza della propria identità. Le rinunce a tradizioni o simboli religiosi rappresentano quasi sempre forme di autocensura preventive adottate da noi stessi, anziché richieste formulate dalle comunità straniere. Chi possiede un’identità solida e vissuta con serietà non percepisce l’altro come un pericolo. Piuttosto che imputare ad altri il ridimensionamento della nostra eredità culturale, occorre interrogarsi sul livello di coerenza e rispetto con cui custodiamo i nostri valori e la dignità della persona".
Sia più esplicito.
"Voglio dire che non è un problema degli altri, è un problema tutto nostro, cioè di come noi portiamo avanti le nostre tradizioni e la nostra identità: quando a scuola si festeggia il Natale, la nascita di Gesù, i bambini recitano poesie o canzoni sulla pace e il nome di Gesù è sparito. A Pasqua ormai si festeggia il coniglio pasquale e non la resurrezione. È un problema degli islamici? No, è un problema nostro".
Sul tema del divieto del velo integrale (burqa o niqab) a scuola, qual è la posizione opportuna da adottare?
"Occorre tracciare una distinzione chiara tra il semplice velo che copre i capelli e i copricapi integrali. L’uso del velo che lascia scoperto il viso costituisce una libera espressione culturale e religiosa che non mina la convivenza civile. Diversamente, il velo integrale che cela il volto impedisce il riconoscimento dell’individuo e ostacola la relazione educativa, ponendo questioni relative all’ordine pubblico e alla didattica. In contesti scolastici è corretto stabilire regole chiare e condivise sull’abbigliamento, orientate alla trasparenza e al rispetto reciproco, promuovendo il dialogo anche con le rappresentanze delle comunità musulmane".
In conclusione, quale messaggio si sente di rivolgere agli insegnanti e ai dirigenti scolastici che ogni giorno affrontano queste sfide sul campo?
"La scuola deve essere il luogo primario dell’alleanza educativa, dove l’accoglienza non fa rima con l’annullamento di sé, ma con la valorizzazione della persona. Agli educatori dico di non avere paura della complessità né del dialogo aperto. L’integrazione autentica non si costruisce né erigendo muri normativi né cedendo a un relativismo comodo, bensì proponendo un modello culturale forte, inclusivo e consapevole delle proprie radici. Solo chi sa chi è può davvero aprirsi all’altro senza timore.
Eleonora Prayer
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25 settembre 2026, 05:12Leggi notizia