Sfitti, la trasformazione. Dai negozi garage e case: "Sia l’ultima spiaggia"

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Immagine: Resto del Carlino Bologna
di Jacopo Domenichini Avvocato Terenziani, qual è la posizione di Confedilizia in merito alla proposta del sindaco Massari di convertire in autorimesse una parte dei locali sfitti del centro storico? "Noi riteniamo che un’eventuale riconversione indiscriminata delle attività commerciali in autorimesse, anche se limitatamente ad arterie secondarie del centro, rischi di impoverire il tessuto urbano, la vitalità del quartiere. Inoltre inciderebbe sul valore immobiliare nel medio-lungo periodo, perché trasformerebbe delle strade che dovrebbero essere vive e luminose in semplici corridoi di sosta. Tuttavia c’è un’altra considerazione da fare". Prego. "Noi riconosciamo che esistono situazioni critiche legate a quei locali che ormai sono diventati strutturalmente inadatti ad attività aperte al pubblico, in contesti che sono già fortemente compromessi o che non hanno più quelle dotazioni che sono necessarie per un’attività commerciale. In queste ipotesi una diversa destinazione d’uso potrebbe essere utile e in alcuni casi anche auspicabile. Una possibilità, però, che deve essere vagliata come ultima spiaggia. Bisogna prima favorire il riuso di quegli spazi per attività che possono aumentare la visibilità del quartiere". Che tipo di attività? "L’artigianato di vicinato, gli spazi associativi, il coworking, le piccole attività culturali". La proposta è pensata principalmente per agire sul problema dei parcheggi, una questione molto sentita dalla città... "È certamente un dato positivo che il sindaco riconosca che esiste una carenza di parcheggi in centro storico. Noi come Confedilizia facciamo parte dell’Hub urbano centro storico e in questa sede abbiamo più volte chiesto il potenziamento dei parcheggi e ci è sempre stato detto che questa non è una priorità, perché secondo il Comune ci sono già abbastanza posti. Quindi è un bene che ora ci si renda conto che l’esigenza dei parcheggi c’è, non solo per chi viene da fuori il centro, ma anche per chi vi abita. Detto questo, non ci stancheremo mai di ripetere che è necessario potenziare i parcheggi, a partire da quelli che hanno già un loro progetto di potenziamento, come ad esempio il multipiano all’ex Caam, che servirebbe un’area molto vasta sia residenziale, sia legata al commercio". Tra le preoccupazioni relative a questa proposta, c’è quella legata al rischio che alcune zone del centro si trasformino in spazi freddi, impersonali. Questo non rischierebbe di aumentare il senso di insicurezza dei cittadini? "Sicuramente nelle zone in cui ci sono solo serrande abbassate e in generale locali sfitti, la percezione di insicurezza è più forte. La vetrina accesa, il quartiere popolato costituiscono sempre un presidio sociale. Laddove questo non è presente, il rischio per la sicurezza aumenta". In città ci sono anche casi in cui un locale sfitto viene riconvertito in appartamento, com’è accaduto ad esempio in via Porta Brennone. Lei cosa ne pensa? "È una possibilità che sta prendendo piede anche in altre città, una riconversione verso l’abitativo. Anche alcuni studi professionali sono stati riconvertiti in locali abitativi. Si tratta però di un fenomeno che non ritengo possa aiutare a progredire nella risoluzione del problema del centro storico". Massari ha affermato che ’dobbiamo abituarci al fatto che il centro di una volta non tornerà’. È una dichiarazione di resa o un’assunzione di consapevolezza? "Io la ritengo un’assunzione di resa. Non è vero che il centro storico non possa tornare a essere attrattivo. Probabilmente non potrà più essere appetibile con le modalità di un tempo, ma può comunque continuare a essere un luogo vivo, popolato, come tanti centri storici di altre città. Il commercio è in crisi da tempo ma c’è chi ha saputo rigenerarsi. È fondamentale che il Comune fornisca gli strumenti adatti e che l’urbanistica acquisisca una visione più europea". Come si può rivitalizzare il centro? "Noi abbiamo delle proposte che presenteremo a breve. Una delle grandi mancanze riguarda il fatto che in centro non ci sono più i servizi pubblici, come il tribunale, la conservatoria, il catasto, che portano professionisti, uffici, clienti". Le opposizioni hanno sentenziato che siamo di fronte alla certificazione di un fallimento e che il comune non ha idee chiare sul futuro del centro storico. Hanno ragione? "Che l’amministrazione manchi di visione, è vero. Posso dire però, partecipando all’Hub, che non manca la volontà di fare qualcosa per il centro storico, quella è palpabile. Credo, tuttavia, che le idee di rilancio siano un po’ modeste, perché si limitano a quegli aspetti un po’ ludici, legati alla prospettiva del centro come luogo in cui ci si va solo a divertire e in cui si organizzano eventi. Andrebbe invece inteso come un luogo per il lavoro, per la quotidianità, non solo adatto alla sera e al weekend".

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