«Sentenze tributarie vendute a Foggia», quattro impiegati condannati dalla Corte dei conti: pagheranno 69mila euro
«Il ministero delle Finanze ha subito un grave disdoro dalla vicenda». L’inchiesta “Giustizia privata” cui sono seguite condanne, ha «disegnato un quadro alquanto deprimente della gestione della giustizia tributaria, completamente asservita alle pretese private mediante un abuso scriteriato delle funzioni pubbliche, non limitato al solo comportamento dei 4 impiegati che tuttavia hanno svolto un ruolo determinante nella perpetrazione degli illeciti». Lo scrivono i giudici della Corte dei conti di Bari nel condannare 4 impiegati foggiani del ministero, già condannati in sede penale per corruzione in atti giudiziari, a pagare i danni d’immagine per 69mila euro, a fronte dei 147mila invocati dalla Procura regionale diretta da Carmela de Gennaro. Nicola Cardellino, 61 anni, all’epoca dei fatti segretario della commissione tributaria regionale, dovrà pagare 28mila euro, Domenico Laricchia (45), impiegato della Ctr, ne dovrà versare 5mila, Vittorio Marinaccio (74), segretario della Commissione tributaria provinciale, 23mila euro, Gennaro Insalata (71), impiegato della Ctp, dovrà versare 12.500 euro. Arresti e condanne L’inchiesta “Giustizia privata” sulla compravendita/falsificazione di sentenze nelle commissioni tributarie provinciali di Foggia e nella sezione distaccata regionale con sede nel capoluogo dauno, sfociò nel blitz dell’8 novembre 2017 con 13 ordinanze del gip: domiciliari per 10 indagati, 3 interdizioni dall’esercizio della professione di commercialista. Erano 22 gli imputati tra magistrati tributari (5), commercialisti, impiegati, intermediari accusati a vario titolo di 43 reati per fatti avvenuti tra 2013 e 2017: 30 corruzioni in atti giudiziari, 10 falsi, 3 truffe al ministero dell’Economia perché i verdetti firmati dai giudici venivano redatti da impiegati. L’accusa parla di sentenze comprate dietro mazzette da 500 a 10mila euro. Il 21 dicembre 2020 al termine dell’udienza preliminare il gup di Foggia prosciolse 1 imputato, accolse 10 patteggiamenti e rinviò a giudizio 11 persone. Il processo di primo grado iniziato a maggio 2021 è in corso. Cardellino patteggiò due anni, Laricchia, Marinaccio e Insalata un anno, 9 mesi e 10 giorni a testa. Per tutti pena sospesa. I danni causati La Procura regionale della corte dei conti avviò a marzo 2026 un’azione di responsabilità amministrativa nei confronti dei 4 impiegati perché risarcissero il ministero delle Finanze. «Dalle indagini è emersa l’esistenza di un complesso sistema - si legge negli atti - volto a condizionare l’esito dei giudizi tributari in cambio di dazioni di denaro, coinvolgendo giudici tributari, personale amministrativo, commercialisti». Tra cui i 4 foggiani «nella qualità di addetti alle segreterie delle commissioni tributarie». Per l’accusa coontabile i quattro incolpati hanno causato un duplice danno al Mef, «di disservizio e di immagine». Danno da disservizio calcolato in percentuale in base allo stipendio percepito nei 4 anni oggetto dell’inchiesta penale, «per aver distratto le loro energie lavorative dall’attività ordinaria cui erano preposti, per porre in essere le condotte criminose». Danno d’immagine, quantificato dall’accusa nel doppio delle tangenti riscosse, per gravità dei fatti e ampio risalto mediatico. La difesa: prescrizione Gli avvocati Marcello Di Giuseppe, Raul Pellegrini e Noemi Marinaccio nelle memorie difensive hanno parlato di fatti prescritti, accuse generiche, quantificazione del danno da disservizio arbitraria, e sostenuto che nel calcolo delle somme pretese non s’è tenuto conto delle somme versate dagli imputati in sede di patteggiamento. C’è danno d’immagine «L’eccezione difensiva di prescrizione risulta fondata con riferimento al solo danno di disservizio», scrivono i giudici contabili in sentenza. Ma non per il danno d’immagine. «Il ministero ha subìto un grave disdoro dalla vicenda. La consuetudinaria attività reiterata negli anni senza soluzione di continuità evidenza da parte dei 4 imputati una sostanziale noncuranza dei propri doveri e della sacralità della funzione pubblica. Ancora più grave se si considera il nocumento arrecato all’amministrazione della giustizia, che per sua natura deve perseguire le proprie finalità mediante l’esercizio imparziale delle funzioni pubbliche. Il disdoro subito dall’amministrazione finanziaria quindi appare chiaramente riconducibile anche alle condotte dei 4 imputati, in ragione del discredito che l’intero ufficio territoriale foggiano ha subito per effetto dei gravissimi fatti cagionati con dolo».
Cosa ne dicono le altre testate
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Gazzetta del Mezzogiorno «Sentenze tributarie vendute a Foggia», quattro impiegati condannati dalla Corte dei conti: pagheranno 69mila euro
«Il ministero delle Finanze ha subito un grave disdoro dalla vicenda». L’inchiesta “Giustizia privata” cui sono seguite condanne, ha «disegnato un quadro alquanto deprimente della gestione della giustizia tributaria, completamente asservita alle pretese private mediante un abuso scriteriato delle fu…
25 settembre 2026, 06:00Leggi notizia