Sanità, la Sicilia annuncia 2.500 assunzioni. Ma basteranno i concorsi?

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Immagine: Tp24
La Sicilia annuncia 2.500 assunzioni per far funzionare case e ospedali di comunità. Il decreto dell’assessorato alla Salute è in preparazione; la distribuzione dei posti sul territorio deve ancora essere concordata con le aziende sanitarie e i sindacati. L’annuncio arriva mentre molte delle nuove strutture aspettano il personale necessario ad accogliere i pazienti. La Regione aveva programmato 156 case e 43 ospedali di comunità: consegnare gli edifici, però, non equivale ad aprire un servizio. Il rischio dei concorsi senza candidatiPubblicare i bandi e prevedere i posti non significa riuscire a coprirli. Per un medico conta anche ciò che viene dopo l’assunzione: quanti colleghi troverà, quali turni dovrà sostenere, quanto spazio avrà per formarsi e crescere, se potrà organizzare una vita fuori dall’ospedale.Quando queste risposte mancano, il posto pubblico perde attrattiva. Il rischio è che i concorsi non raccolgano abbastanza candidature proprio nelle specialità e nei territori in cui il personale serve di più. Perché il privato convenzionato attira i mediciIl confronto con le opportunità offerte dalle strutture private convenzionate è inevitabile. La possibilità di concordare gli orari, programmare meglio l’attività, ottenere compensi più favorevoli o intravedere un percorso professionale più rapido può orientare la scelta di un medico.Non sono vantaggi garantiti in ogni struttura, ma sono aspetti sui quali il servizio pubblico deve tornare a competere. Chiedere ai professionisti di restare per senso del dovere, senza migliorare le condizioni in cui lavorano, non basta. Gli errori che pesano sul personalePer anni la sanità pubblica ha chiesto al personale di assorbire le carenze degli organici. Ogni posto rimasto scoperto aumenta il peso su chi è in servizio; quel peso, a sua volta, rende più difficile convincere altri professionisti a entrare.È un circolo che non si spezza con il solo annuncio di nuove assunzioni. Servono tempi certi per i concorsi, organici adeguati ai bisogni dei territori e percorsi di carriera credibili.Dall’annuncio ai servizi per i cittadiniLa Cgil ha accolto con favore l’impegno della Regione, chiedendo che alle parole seguano rapidamente i fatti. È la verifica che attende anche chi ha bisogno di cure: sapere quante delle 2.500 assunzioni si realizzeranno davvero, per quali professioni e in quali strutture.Solo allora si potrà capire se le case di comunità diventeranno presìdi di cura oppure resteranno edifici in attesa di chi vi lavori. Il calendario delle elezioniI concorsi vengono annunciati alla vigilia del 2027, l’anno in cui, salvo cambiamenti, la Sicilia tornerà a votare per la Regione. La coincidenza impone attenzione e domande, senza dimostrare da sola un intento elettorale.La misura dell’impegno sarà nei bandi pubblicati, nei candidati che risponderanno e, soprattutto, nei professionisti che prenderanno servizio e sceglieranno di restare. La sanità e il peso della politicaQuanto deve pesare la politica nella gestione della sanità? Il tema torna ogni volta che si discute di nomine, organizzazione e programmazione del sistema sanitario regionale.La questione centrale è garantire che le scelte rispondano ai bisogni dei territori e che a pagare eventuali inefficienze non siano i pazienti e i professionisti che ogni giorno tengono in piedi i servizi.Uscire da una logica esclusivamente politica significa rendere trasparenti i criteri delle nomine, valutare i dirigenti sui risultati e programmare il personale senza aspettare la prossima scadenza elettorale. La politica deve assumersi la responsabilità delle scelte e delle risorse; la gestione della sanità deve rispondere alla competenza e al diritto dei cittadini di essere curati.

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