Riecco le tende “contestatrici”: in Statale nuova acampada contro caro-affitto e guerra

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Immagine: Il Giorno Milano
Milano, 25 settembre 2026 – Seconda notte in tenda alla Statale contro il caro-affitti e pure contro la guerra. Nel cortile di via Festa del Perdono se ne contano tre, circondate da striscioni e cartelli. Torna il simbolo comparso per la prima volta tre anni e mezzo fa davanti al Politecnico, con la studentessa Ilaria Lamera che aveva lanciato la protesta, invitando a montare altri campeggi davanti agli atenei di tutta Italia. Ne spuntarono a macchia d’olio sempre per accendere il faro sul costo proibitivo dell’abitare. Lo stesso simbolo, poi, divenne centrale nelle manifestazioni pro Palestina del 2024: a Milano l’“Acampada“ - così ribattezzata dagli occupanti - partì questa volta in Statale per poi arrivare al Politecnico e in Bicocca. I nuovi fronti Quest’anno il costo dell’abitare torna al centro, ma si intreccia anche alla battaglia contro i finanziamenti alle armi: “Diritto alla casa è diritto allo studio, Noi la guerra non la paghiamo” nello stesso striscione. A picchettare le canadesi sono gli studenti di “Cambiare Rotta“ che ieri hanno richiamato una ventina di compagni in assemblea. Nelle prossime ore si capirà se a quelle prime tre tende se ne aggiungeranno altre o resterà il simbolo. “Come Cambiare Rotta abbiamo deciso di mettere ancora una volta le tende all’università Statale di Milano in seguito all’imminente ‘sfratto’ di uno studente che non rientrando più nei criteri di merito che sono necessari per accedere al diritto allo studio tra una settimana verrà buttato per strada e verrà dato in pasto a quella che è la situazione tragica a livello abitativo degli studenti e dei cittadini di Milano”, spiegano davanti alle canadesi la causa scatenante di questo terzo atto, invitando però a partire da qui per riprendere in mano la questione. La chiamata “Abbiamo messo le tende sì – ribadiscono – e diamo una settimana di tempo a tutti i responsabili, dal ministero all’università, per venire qui a discutere con gli studenti e mettere in campo soluzioni concrete e immediate”. Perché anche se sono stati aperti diversi studentati pure con il Pnrr (l’anno accademico si è aperto con 3.067 posti letto in più in Lombardia ai quali se ne aggiungeranno 2.850 nel 2027) i conti non tornano. “E molti di questi posti letto sono stati dati in pasto ai privati”, tuonano dalle tende. Anche gli atenei pubblici milanesi hanno cantieri aperti, ma le richieste che rientrano nel diritto allo studio sono il doppio rispetto ai posti. E tutti gli altri devono continuare a bussare al mercato dove i prezzi non sono mai scesi e la singola arriva a sfiorare i 700 euro. A calare sono state però le domande. E qui qualcuno ipotizza si cominci a intravedere la concorrenza degli studentati, mentre altri temono che siano i fuorisede e guardare altrove o alle telematiche. Restano i numeri: oltre 8.730 domande avanzate da chi rientra nei criteri di reddito e di merito per accedere al diritto allo studio per 3.913 posti letto nelle tre università pubbliche milanesi.   

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