Il
Consiglio dei ministri sta esaminando un decreto-legge che estende i poteri della
Direzione nazionale antimafia (Dna) alle indagini riguardanti minorenni coinvolti in reati di mafia e terrorismo. La nuova norma chiarisce che le disposizioni relative ai poteri di impulso e coordinamento del procuratore nazionale antimafia, già previste dall’articolo 371-bis del codice di procedura penale, si applicano anche ai procedimenti a carico di minorenni. Ciò include la possibilità di collegamento investigativo, applicazioni temporanee di magistrati alle procure territoriali, acquisizione di informazioni e avocazione dei fascicoli in caso di mancata collaborazione.
La norma specifica inoltre che tali poteri saranno esercitati nei confronti del procuratore della Repubblica presso il
Tribunale per i minorenni. Parallelamente, viene modificato il
Codice antimafia per definire le modalità di applicazione dei pubblici ministeri in questo ambito. Prima di questa modifica, i poteri della Dna nelle indagini sui minori erano oggetto di interpretazioni contrastanti, creando incertezza nel coordinamento delle indagini.
L’intervento normativo è stato sollecitato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio,
Alfredo Mantovano, per rispondere alle preoccupazioni dei magistrati riguardo alla difficoltà di contrastare efficacemente fenomeni come la radicalizzazione online tra i giovani. La norma è stata inserita nel
decreto Giustizia, originariamente dedicato alla proroga di contratti precari legati al Pnrr, e si ispira a un emendamento presentato in
Parlamento, poi dichiarato inammissibile. La bozza del provvedimento sottolinea l’urgenza di intervenire per affrontare il crescente coinvolgimento di minorenni in reati gravi legati alla
criminalità organizzata.