Non solo i freni: le foto delle auto sfregiate e l’ombra dello ‘stalker’ prima del delitto Genini
Spuntano nuove immagini ad infittire il mistero sugli oscuri contorni che hanno segnato gli ultimi anni di vita di Pamela Genini. Si tratta di alcuni scatti che documentano vistosi danneggiamenti e profonde rigature, con ogni probabilità sferrate con delle chiavi, sulla carrozzeria di due auto intestate alla ragazza: un Mercedes e un Range Rover.
I fatti risalgono al 2021, un periodo in cui Pamela non aveva ancora mai incontrato Gianluca Soncin, l’uomo oggi in carcere con l’accusa di averla brutalmente uccisa con oltre settanta coltellate il 14 ottobre scorso. Per i familiari e le persone vicine alla ragazza, questi dettagli fotografici non sono semplici atti vandalici ma rappresentano tasselli inquietanti: indizi che spingono la famiglia a credere con forza che, già prima dell’inizio della relazione mortale con Soncin, nella vita della giovane si aggirasse un’altra figura persecutoria. Uno “stalker”, lo definiscono, che la prendeva di mira.
A rafforzare i sospetti della famiglia su una presenza ingombrante prima del femminicidio vi è anche l’episodio del 23 settembre 2020, quando il meccanico che soccorse Pamela e un’amica rilevò un’anomalia al sistema frenante del suo Mercedes. Il tubo idraulico si era incastrato tra il disco e il paracalore, causando una copiosa perdita d’olio; una posizione che il titolare dell’officina, intervistato da Bergamonews, ha giudicato compatibile con una manomissione intenzionale, dicendosi convinto che “qualcuno ce lo dovesse aver messo”.
Pamela stessa sfogò via WhatsApp la sua paura (“Meno male non mi si è distrutto in autostrada”) e indirizzò subito i suoi sospetti su Francesco Dolci, oggi indagato per la profanazione della tomba e il vilipendio del cadavere della 29enne: “Secondo me è stato lui, vuole che dipenda da lui”. Nonostante le versioni contrastanti sui movimenti dell’auto tra la ragazza e Dolci – il quale nega responsabilità e parla di semplice guasto – la vicenda testimonia il forte clima di sfiducia e sospetto che la giovane viveva già anni prima della tragedia.
Dolci, dal canto suo, continua a sostenere che sia tutta una campagna di odio e diffamazione orchestrata ai suoi danni, e assicura di essere pronto a dimostrarlo con l’aiuto del suo avvocato Pierpaolo Cassarà. Nel frattempo le indagini del pm Giancarlo Mancusi e dei carabinieri del nucleo investigativo proseguono con l’audizione di nuovi testimoni e l’acquisizione di ulteriori elementi, in attesa di mettere il punto alla vicenda.
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25 settembre 2026, 04:06Leggi notizia