No del Tar alla sospensione. Il giudice: avanti con i lavori, concreto il rischio di crollo

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Immagine: Resto del Carlino Bologna
Quegli alberi specie d’autunno posso crollare. E nel bilanciamento degli interessi, quello della pubblica incolumità deve prevalere. È quanto, in estrema sintesi, ha deciso il giudice Paolo Carpentieri del Tar di Bologna nel decreto - depositato mercoledì scorso - con il quale, in attesa di andare nel merito della questione, ha respinto la richiesta di sospendere i lavori su via Maggiore. Si continua dunque. Il ricorso contro il Comune di Ravenna - rappresentato dall’avvocato Alessandra Ponseggi - e nei confronti della Soprintendenza (non costituitasi in giudizio), era stato promosso dall’associazione Italia Nostra aps e da 10 cittadini, perlopiù residenti in zona, attraverso l’avvocato Virginia Cuffaro. Nell’atto si chiedeva l’annullamento della specifica deliberazione della giunta comunale - la 656 del 2024 pubblicata il 27 dicembre di quell’anno circa provvedimenti in ordine alla ripiantumazione delle alberature abbattute in via Maggiore’ - previa sospensione. E quest’ultima parte, è quella ora vagliata dal Tar. Già in precedenza una domanda cautelare sempre su quell’intervento era stata respinta (con ordinanza del 3 dicembre 2025). La nuova istanza porta la data del 23 settembre. Il giudice - si legge nel nuovo decreto - ha vagliato le ragioni a sostegno dell’abbattimento programmato degli esemplari di pino domestico lungo via Maggiore: e lo ha fatto pure al di là della memoria che Palazzo Merlato aveva depositato il primo dicembre dell’anno scorso: un atto che si riferiva "soprattutto ai danni arrecati alla pavimentazione stradale" dalle radici di tali alberi. Ma ha anche considerato quanto riportato della delibera di giunta della quale è stato chiesto l’annullamento. Testuale: "L’ammaloramento delle alberature è strettamente interconnesso al contesto urbano e alle infrastrutture della viabilità esistente e aggravato dagli eventi climatici estremi registrati negli ultimi anni". Una lamentata pericolosità dei pini che è però stata contestata nel ricorso. In particolare nella memoria di parte depositata sempre il primo dicembre dell’anno scorso, si legge che "il buono stato fitostatico e di salute degli alberi in questione, come dimostrato" dalla specifica relazione allegata, "scongiura quanto sostenuto dalla controparte in merito alle esigenze di sicurezza e incolumità pubblica poste a fondamento dell’asserita necessità di sostituire" i pini con i lecci. Per il giudice invece, in attesa che la questione approdi nella sede opportuna, "nel bilanciamento degli interessi che si confrontano nella controversia - prosegue l’ordinanza - deve accordarsi prevalenza a quello di tutela preventiva della pubblica e privata incolumità" legata al "rischio concreto e attuale di crollo delle alberature o di caduti di loro parti nel caso, purtroppo ormai frequente, specie nella stagione autunnale, di eventi meteorologici estremi, come del resto ipotizzato nella delibera" della giunta. Andrea Colombari

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