Morricone dirige Morricone. I ricordi e le musiche in uno spettacolo tributo
di Andrea Spinelli
MILANO
Morricone. Le musiche sono di Ennio, la direzione orchestrale di Andrea e la voce narrante di Marco. L’eredità artistica familiare del più eseguito compositore cinematografico italiano trova respiro (sinfonico) e memoria in "È mio padre - Morricone dirige Morricone", lo spettacolo che due figli del Maestro portano sabato e domenica all’Auditorium di Milano di Largo Gustav Mahler affiancati dall’Orchestra Sinfonica e da Coro Sinfonico di Milano, dal soprano Vittoriana De Amicis e dal baritono Alessio Quaresima Escobar. Al piano Cecilia Grillo.
"Quando si compone per il cinema, il lavoro si gioca sul filo dei secondi e dei quarti di secondo, rendendo la musica un fenomeno intimamente connesso alla matematica" dice Andrea, 61 anni, terzogenito di casa Morricone, nato dopo Marco e Alessandra, ma prima di Giovanni, riflettendo sulla meticolosità paterna. "Nonostante appaiano come discipline diverse, musica e matematica sono profondamente unite, poiché l’arte dei suoni non nasce soltanto dall’ispirazione estemporanea al pianoforte, ma richiede un grande senso d’ordine. È proprio la matematica a fornire una struttura alla musica, rendendo armonici i numeri e trasformandoli in emozione. Questo rigore guida sia la professione del compositore che quella del direttore d’orchestra, chiamato a mantenere il tempo con la massima precisione del gesto per condurre compagini orchestrali imponenti. Battendo il tempo, il direttore crea quella dimensione temporale particolare in cui l’ascoltatore trasumana, immergendosi in un sogno e nell’immaginario collettivo".
Il programma musicale spazia dal tema di “C’era una volta il West” a “Here’s to You” di “Sacco e Vanzetti”, da “La leggenda del pianista sull’oceano” a “Nuovo Cinema Paradiso”, mentre le letture sono attinte dal vostro volume “Ennio Morricone, il genio, l’uomo, il padre”.
"Fra i passaggi più personali del volume c’è quello in cui parliamo di Sergio Leone, che sul piano artistico e umano è stato un punto di riferimento fondamentale della nostra adolescenza. Una caratteristica di Leone era quella di andarsi a cercare tra le composizioni di papà brani magari scartati da altri registi per metterli nei propri film. Fra questi recuperi eccellenti il caso più eclatante rimane probabilmente il ‘Tema di Deborah’ (composto originariamente per una pellicola di Zeffirelli - ndr), divenuto un grande successo grazie a ‘C’era una volta in America’”.
Fra le centinaia colonne sonore paterne, quali a suo avviso hanno avuto meno dell’attenzione dovuta e per questo meriterebbero una riscoperta?
"Se la musica applicata al cinema rappresenta l’eredità più celebre di mio padre, capace di far rivivere grandi emozioni pure durante i concerti, vi sono opere che meriterebbero una riscoperta. Tra queste, metterei ‘Sostiene Pereira’, colonna sonora conosciuta, ma non come dovrebbe. Un’altra gemma è la colonna sonora scritta nel ’95 per ‘L’uomo proiettile’ di Silvano Agosti, amico di famiglia che realizzava film a basso budget. Questo tema per violino solo, eseguito anche da Uto Ughi, costituisce una straordinaria romanza per violino e orchestra che rievoca per bellezza i capolavori di Beethoven".
In questi due concerti milanesi il primo violino suona uno strumento altamente simbolico.
"Già, il ‘Violino del Mare’, realizzato con il legno dei barconi dei migranti giunti a Lampedusa nell’ambito di “Metamorfosi”, progetto della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. Dal punto di vista acustico, lo strumento non altera il timbro generale e si impasta perfettamente con gli altri archi dell’orchestra”.
Che tipo di legame aveva il Maestro con la città di Milano?
"Il suo legame con Milano era strettamente legato all’ammirazione per i maestri e le grandi compagini orchestrali della città, prima fra tutte quella del Teatro alla Scala. Nelle discussioni sulla direzione d’orchestra citava frequentemente figure di rilievo come Carlo Maria Giulini e Riccardo Chailly".
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25 settembre 2026, 04:04Leggi notizia