Mobilità sociale e merito. Si allargano i confini del progetto ‘Memo‘

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Immagine: La Nazione Firenze
Da ambizione della Scuola Sant’Anna a modello nazionale per scovare e accompagnare i talenti che rischiano di restare fuori dall’università. È la nuova sfida di MeMo, il progetto dedicato alla mobilità sociale e al merito che, con l’accordo appena siglato con l’Università Bocconi, apre una nuova fase e punta ad allargare la propria rete a un numero sempre maggiore di giovani provenienti da contesti socioeconomici fragili. L’obiettivo resta quello che ha guidato il progetto fin dalla sua nascita: permettere a studenti di talento, in particolare figli di genitori non laureati, di conoscere realtà accademiche d’eccellenza e di essere accompagnati nella scelta del percorso universitario. Il progetto prova adesso a fare un salto di scala, affiancando alla rete Merita, composta dalle cinque Scuole superiori universitarie italiane, un ateneo come la Bocconi, con l’obiettivo di raggiungere una platea più ampia senza rinunciare alla dimensione relazionale e personalizzata che caratterizza il percorso. "La priorità strategica del nostro Paese è la capacità di scovare e valorizzare il merito e il talento ovunque esso sia - sottolinea il rettore della Scuola Sant’Anna, Nicola Vitiello - Una missione per la quale ci stiamo impegnando da anni e che può trasformare Pisa in un punto di riferimento nazionale. Noi possiamo giocare un ruolo di primo piano grazie a Memo". "Per i ragazzi provenienti da contesti più fragili - spiega Marta Cartabia, ex ministra e prorettrice della Bocconi - la barriera più grande resta quella economica. A questa si aggiunge però un ostacolo meno visibile: il rischio che non credano nelle proprie capacità e non si sentano all’altezza di intraprendere un percorso universitario. Per questo è importante andare sul territorio e spronarli anche attraverso la voce dei loro coetanei. MeMo deve diventare una rete ampia sul territorio nazionale, capace di raggiungere quanti più giovani talentuosi possibile e noi siamo pronti a sostenerlo portando la nostra grande esperienza nel saper unire eccellenza e stabilità al servizio dei giovani talenti, la cui valorizzazione è fondamentale per l’Italia". A sostegno di questa necessità ci sono anche i dati: a un anno dal diploma è iscritto all’università l’84% di chi ha almeno un genitore laureato, contro il 66% di chi proviene non ne ha neanche uno. Memo punta a rompere questo ingranaggio: circa 95 partecipanti su 100 del progetto hanno scelto di proseguire gli studi. Su questi numeri interviene il direttore della Scuola Normale, Alessandro Schiesaro, che ha ribadito come "i dati dimostrino l’efficacia del progetto che ci vede partecipi. Da parte nostra confermiamo il nostro impegno ad aumentare i ragazzi da raggiungere". A dare sostegno al progetto, il ministro Anna Maria Bernini per la quale "il vero diritto allo studio significa dare a ciascuno la possibilità di realizzare la versione migliore di sé stessi, a prescindere dalle condizioni economiche".

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