La trasformazione di St: "Non solo investimenti. Servono garanzie sul futuro dei lavoratori"
Il nodo principale restano i tempi: la chiusura delle vecchie attività produttive entro il 2027 e lo scarto temporale nell’avvio delle nuove linee rischiano di creare "una fase di forte incertezza sulla ricollocazione dei dipendenti". Sul piano di trasformazione di StMicroelectronics, il colosso dei chip, presentato al Mimit, i sindacati chiedono garanzie certe. I maxi investimenti da 12 miliardi di euro previsti in Italia, di cui 1,5 miliardi destinati direttamente al sito di Agrate, da soli non bastano: per Fiom, Fim, Uilm, Uiltem e Usb il futuro del polo brianzolo "ha bisogno di impegni vincolanti sulla tenuta dei posti di lavoro".
Sul fronte occupazionale, l’azienda ha espresso l’intenzione "di mantenere i volumi complessivi del personale senza ricorrere ad azioni unilaterali o esuberi". E di voler ricorrere a una "gestione sostenibile dell’occupazione". La transizione dovrebbe essere gestita tramite riqualificazione, prepensionamenti, incentivi all’esodo e trasferimenti volontari. Ma è proprio sulle modalità di questa fase che si concentra il confronto.
"Non basta la semplice prospettiva degli investimenti", sottolinea Pietro Occhiuto alla guida della Fiom-Cgil Brianza, evidenziando il rischio di un limbo in cui il personale potrebbe rimanere senza collocazione. Il sindacato chiede "formazione anticipata, tutela del reddito e certezza di rientro, senza subordinare lo sviluppo a sussidi pubblici ancora incerti". Sulla stessa linea Enrico Vacca, segretario provinciale Fim-Cisl, che avverte: "L’unica certezza non possono essere le uscite incentivate". Anche per la Fim occorre far partire subito i corsi di formazione, tutelare i contratti a termine e lo staff leasing, e "attendere l’approvazione formale del piano da parte del board aziendale".
Francesco Caruso, alla guida della Uilm Milano Monza Brianza, richiama invece "l’esigenza di valorizzare le competenze per evitare di disperdere un patrimonio fondamentale di know-how". Insieme alla Uiltemp, la categoria sollecita percorsi concreti di stabilizzazione anche per i lavoratori somministrati. Anche Usb richiama l’attenzione sulle tutele concrete: "Servono garanzie reali, vincoli precisi e clausole di salvaguardia occupazionale. Con risorse pubbliche così ingenti non possono essere i lavoratori a pagare il prezzo della riconversione industriale".
Cosa ne dicono le altre testate
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25 settembre 2026, 04:20Leggi notizia