La parabola del primogenito di Umberto Bossi. Le appropriazioni indebite e il caso Reddito di cittadinanza: Riccardo in carcere

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Immagine: Il Giorno Milano
Busto Arsizio (Varese) – È il figlio primogenito di Umberto Bossi, storico fondatore della Lega, ma il suo nome è da anni legato anche a vicende giudiziarie. Ora Riccardo Bossi è finito addirittura in carcere. Il cumulo di pene I carabinieri hanno eseguito un provvedimento di custodia per cumulo delle pene che complessivamente ammontano a 5 anni e 9 mesi. Il 47enne è stato così accompagnato nella casa circondariale di Busto Arsizio. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore di Busto, Carlo Nocerino, ed eseguito dai militari dell’Arma. Nel cumulo sono confluite condanne relative a fatti risalenti al 2011 e al 2020, per appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza. Resta invece fuori dal conteggio la condanna a un anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre, Gigliola Guidali, contro la quale l’avvocato di Bossi, Federico Magnante, ha annunciato ricorso in Cassazione. Il reddito di cittadinanza Uno dei capitoli più recenti riguarda proprio il reddito di cittadinanza. Lo scorso giugno è diventata definitiva la condanna a due anni e sei mesi per aver percepito indebitamente il sussidio per oltre tre anni e mezzo e la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dallo stesso Bossi. Secondo la ricostruzione giudiziaria, tra il 2020 e il 2023 il figlio del Senatur scomparso lo scorso marzo avrebbe incassato, producendo secondo l’accusa false attestazioni, 280 euro al mese per 43 mensilità, arrivando a ottenere complessivamente a oltre 12mila euro. La Corte d’Appello di Milano aveva inoltre disposto un risarcimento di 15mila euro in favore dell’Inps. La vicenda era partita dal Tribunale di Busto Arsizio, che aveva condannato Bossi per truffa ai danni dello Stato. La successiva decisione della Corte d’Appello di Milano e, infine, quella della Cassazione hanno reso definitiva la condanna. Nel cumulo che ha portato all’arresto figurano anche altre condanne per fatti risalenti al 2011, relative ai reati di appropriazione indebita e truffa. I presunti maltrattamenti alla madre Separata è invece la vicenda che riguarda la madre, Gigliola Guidali. I fatti contestati risalgono al 2016 e hanno portato a una condanna in secondo grado a un anno e quattro mesi per maltrattamenti. Secondo l’accusa, Riccardo Bossi avrebbe rivolto alla madre continue richieste di denaro, accompagnate in alcune circostanze da insulti e aggressioni fisiche. Riccardo Bossi ha sempre negato gli addebiti. La madre, successivamente, ha ritirato la querela, sostenendo che i rapporti familiari fossero tornati sereni, facendo venir meno l’accusa di minacce, mentre era rimasta quella di maltrattamenti, procedibile d’ufficio. Contro la sentenza d’Appello l’avvocato Magnante ha annunciato il ricorso in Cassazione. "Credo che ognuno sia figlio delle proprie scelte e debba assumersi la responsabilità delle proprie azioni”, ha detto all’Adnkronos Renzo Bossi, uno dei figli del secondo matrimonio del fondatore della Lega. “Non spetta a me entrare nel merito delle vicende giudiziarie che lo riguardano” e comunque “abbiamo vissuto vite differenti”.

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