La cultura che passa dalla tavola: "Per la Maremma vuol dire crescita"

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Immagine: La Nazione Firenze
Si allargano i confini di ciò che gli italiani chiamano cultura. Tradizione e patrimonio restano centrali, ma cultura significa anche natura, scienza, creatività ed enogastronomia e deve essere capace di produrre conoscenza, curiosità, emozione e divertimento. Infatti, se visitare un museo, fare un’escursione a un sito storico e assistere a uno spettacolo teatrale restano le esperienze maggiormente associate alla cultura, nella percezione trovano spazio anche parchi naturali, conferenze scientifiche, mostre immersive, laboratori creativi ed enogastronomia. Come dire: nell’immaginario degli italiani l’identità culturale del Paese parte dalla tavola, prima ancora che dal patrimonio archeologico e dall’arte. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle esperienze culturali in Italia realizzato da Impresa Cultura Italia-Confcommercio in collaborazione con Swg. "Questi dati ci restituiscono una fotografia interessante non soltanto di ciò che oggi gli italiani considerano cultura, ma anche di una prospettiva di crescita per i nostri territori – iniziano Giulio Gennari e Gabriella Orlando, presidente e direttrice di Confcommercio Grosseto – La cucina, l’enogastronomia, il paesaggio e le tradizioni non sono elementi separati: insieme possono diventare un’esperienza capace di raccontare un luogo, farlo conoscere e creare valore. È particolarmente evidente in una terra come la Maremma, dove il patrimonio culturale passa anche dalla tavola, dalle produzioni, dalle storie delle imprese, dal rapporto con il paesaggio e dalle competenze che si tramandano di generazione in generazione". Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco va proprio nella direzione di una consapevolezza che questi numeri oggi confermano: il cibo non è soltanto ciò che mangiamo, ma è un modo attraverso cui le persone incontrano la storia, le tradizioni e l’identità di un territorio. "Per la Maremma questo rappresenta una potenzialità straordinaria – concludono Gennari e Orlando – Abbiamo una cucina profondamente legata alla nostra identità, prodotti, paesaggi, piccoli borghi, imprese e persone che ogni giorno custodiscono e reinterpretano questo patrimonio. La vera sfida è riuscire a mettere in relazione tutte queste ricchezze, perché non rimangano esperienze isolate ma contribuiscano a costruire una proposta territoriale sempre più riconoscibile e capace di generare crescita".

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