Il gas americano costa circa un decimo di quello europeo. Ma chi incassa la differenza?

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Immagine: Money.it
Il 18 marzo un missile iraniano ha colpito l'impianto di liquefazione di Ras Laffan in Qatar, che rappresenta un quinto dell'export mondiale di gas naturale liquefatto, causando una perdita stimata di 20 miliardi di dollari all'anno e un fermo prolungato dell'impianto. Il 22 giugno, un'esplosione durante il tentativo di riavvio ha provocato 13 morti e 54 feriti, mantenendo lo stabilimento inattivo. Questo ha ridotto le spedizioni di gas verso l'Europa, aggravate anche dalle limitazioni del passaggio nello Stretto di Hormuz. A settembre, il prezzo del gas naturale liquefatto in Europa ha raggiunto valori intorno ai 27 dollari per milione di BTU, mentre negli Stati Uniti il prezzo è rimasto stabile intorno a 2,8 dollari. La differenza di prezzo tra i mercati americano ed europeo ha favorito chi possiede impianti per la liquefazione e l'esportazione del gas, che può vendere il prodotto a prezzi molto più alti rispetto al costo di acquisto del gas americano. Nel 2026 sono previsti tre nuovi progetti di esportazione di gas liquefatto negli Stati Uniti, che aumenteranno la capacità di esportazione indipendentemente dagli eventi nel Golfo. Le aziende coinvolte hanno strategie diverse: alcune hanno contratti a prezzo fisso, altre operano sul mercato spot, mentre alcune si concentrano sui volumi o su contratti a lungo termine. La situazione attuale evidenzia come la differenza di prezzo tra gas americano ed europeo rappresenti un'opportunità economica per alcuni operatori, ma anche un'incognita legata ai tempi di ripresa degli impianti danneggiati e alle condizioni geopolitiche nella regione del Golfo.

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Tag: Stati Uniti, Stretto di Hormuz, Ras Laffan, Qatar