Giovani, clima e fauna. Le sfide dell’agricoltura: "Ricambio generazionale uno dei grandi problemi"

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Immagine: La Nazione Firenze
Un’agricoltura che cambia, tra difficoltà e nuove opportunità. Nella provincia di Lucca il quadro è diverso a seconda dei territori, ma alcuni problemi sono comuni: il ricambio generazionale, i costi, la frammentazione dei terreni, gli effetti del cambiamento climatico e i danni provocati dalla fauna selvatica. Ne abbiamo parlato in redazione con Antonio Sacchini, presidente dell’Ordine dei periti agrari, venuto a trovarci insieme a Mirella Tongiani. Qual è oggi lo stato di salute dell’agricoltura nella provincia di Lucca? "È una situazione che purtroppo rispecchia quella nazionale. Abbiamo però produzioni di qualità e di forte tradizione: l’olio, il vino e, in Garfagnana, la farina di neccio e il farro Igp. Il problema maggiore è il ricambio generazionale. Soprattutto nelle aree interne pesa poi la frammentazione del territorio: chi vuole aprire un’azienda deve prima recuperare terreni da lavorare, con costi maggiori. È importante ricordare che le aziende di oggi faranno il paesaggio del futuro". Ci sono giovani che scelgono ancora l’agricoltura? "Sì, anche grazie ai bandi e ai pacchetti per l’insediamento previsti dalle politiche comunitarie e regionali. Ma ci sono anche giovani che scelgono questo lavoro indipendentemente da queste opportunità, spesso arrivando da mondi completamente diversi. Vedono nell’agricoltura non solo produzione e reddito, ma anche il piacere di essere utili alla costruzione del paesaggio. È una scelta che comporta sacrifici, ma anche libertà e un forte contatto con l’ambiente". Il cambiamento climatico sta già modificando il modo di fare agricoltura? "Sì. In Garfagnana, per esempio, oggi ci sono vitigni che producono vino di una certa qualità, mentre una ventina di anni fa non si ottenevano buone produzioni. Anche sui versanti dove l’olivo non veniva coltivato oggi si può cominciare a piantarlo. Non sappiamo però se queste coltivazioni potranno essere mantenute nel tempo, perché le condizioni possono cambiare rapidamente". E per quanto riguarda la fauna selvatica? "È un tema molto sentito dalle aziende agricole, perché negli ultimi anni ha creato notevoli problemi. La presenza degli ungulati è una delle questioni più discusse. Con l’abbandono del territorio si sono inoltre creati corridoi che portano gli animali dalle praterie verso le zone basse. Ci sono stati anche recenti attacchi di lupo. È giusto preservare la fauna, ma bisogna mantenere un equilibrio: se un’azienda perde il 60 per cento della produzione a causa della fauna selvatica, quell’azienda finisce". In questi anni è cambiato anche il lavoro del perito agrario? "La figura del perito agrario è cambiata insieme al mondo che la circonda. Oggi l’innovazione significa droni, rilievi satellitari e agricoltura di precisione, e anche il consulente si è adeguato. Le conoscenze sono state perfezionate e c’è la formazione obbligatoria. Anche l’agricoltore è diventato più efficiente. Serve quindi una formazione continua: il professionista deve essere preparato sulla materia, ma anche saper trasferire queste conoscenze alle aziende. Per questo organizziamo formazione per gli iscritti, ma anche eventi e convegni aperti agli agricoltori".

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