Elezioni comunali, la versione della discontinuità di Mario Calabresi: “Dare risposte nuove a problemi nuovi”
Milano, 25 settembre 2026 – Parte da una storia contenuta nel suo nuovo libro, “Le Voci degli altri“ (Mondadori) – presentato ieri pomeriggio in una sala piena del Teatro Parenti – per illustrare la sua idea di sicurezza coniugata con la socialità: “L’idea che la sicurezza passi dal fatto che gli spazi pubblici vengano svuotati dai problemi è devastante”, spiega Mario Calabresi, giornalista, scrittore, aspirante candidato sindaco del centrosinistra.
La storia
Calabresi si riferisce al racconto di Giuliana, anziana mamma di un suo ex compagno di classe della scuola elementare di via Paravia, nel quartiere San Siro, una signora che vive da 89 anni in piazza Selinunte.
“Giuliana mi raccontava che in quella piazza, una volta, c’erano tante panchine, ma sono state rimosse perché la sera i ragazzi seduti nelle panchine non facevano dormire gli abitanti della zona. È rimasta una sola panchina, perché tre ragazzi, quando gli operai sono arrivati a rimuoverla, ci sono rimasti seduti. Un gesto di resistenza”.
L’autore di “Le voci degli altri“ trae la conclusione che “la sicurezza non sta negli spazi vuoti e militarizzati, che non sono spazi sociali e di città, sono spazi deserti”. Applausi del pubblico.
Il paragone
L’eloquio di Calabresi, intervistato dallo scrittore Marco Missiroli, ricorda un po’ quello di Walter Veltroni. Le storie di Calabresi e Veltroni hanno qualche affinità: giornalisti che si sono dati alla politica, il secondo più uomo di partito, il Pci-Pds-Ds-Pd, e poi sindaco di Roma. Il primo direttore di Repubblica e Stampa, poi fondatore della società di podcast Chora Media e ora aspirante primo cittadino di Milano. Entrambi orfani di padre da bambini, Walter del giornalista Rai Vittorio, Mario del commissario di Polizia Luigi ucciso nel 1972 da Lotta Continua.
Calabresi “buonista” come Veltroni? Un po’ sì, lui stesso, al Parenti, dice che “la soluzione non è nella frattura, ma nel ricucire le ferite” e critica “la battaglia contro l’empatia di Musk e di un generale italiano (Roberto Vannacci, ndr)”.
Non è l’unico riferimento agli avversari politici. Il giornalista parte ironico sulla premier: “Giorgia Meloni mi ha aiutato nel lancio di questo libro con la proposta al tetto di stranieri nelle classi, visto che la prima storia che racconto è di una scuola a San Siro che ha 108 alunni di cui solo uno con entrambi i genitori italiani”. Risate in sala.
Il ragionamento
Calabresi cita anche la candidata sindaca proposta dalla Lega, Silvia Sardone: “Arriva la Sardone e dice che Milano fa schifo e che ne prende atto anche Calabresi. Non è che Milano fa schifo, è una città straordinaria di cui sono orgoglioso, ma dobbiamo continuare a essere orgogliosi di Milano. Le città sono organismi vivi che cambiano, ci sono sfide continue, nuove e più grandi, abbiamo problemi nuovi a cui dare risposte nuove e dobbiamo aggiornare le risposte”.
Già, ma quali? Su questo il possibile candidato è cauto, ma fino a un certo punto. Sostiene che “bisogna vedere i piccoli bisogni delle persone” e che “le città non possono essere valutate solo con numeri impersonali. A Milano arrivano tanti turisti, ma tutto ciò non parla della città, che è una somma di persona a cui bisogna chiedere: “Vi sentite parte di questa comunità?“”.
I costi
Non solo. Calabresi parla del problema del caro-casa e del caro-vita: “A chi si sposa e sta per avere un figlio dobbiamo dare una risposta che gli permetta di rimanere qui. Milano è diventata quella che è perché tutti quelli che sono arrivati qui non se ne sono andati ma hanno portata e tenuto qui la loro creatività e la loro forza. A Milano mio padre ci è rimasto anche quando tutti gli dicevano che doveva andare via. Questo è un posto di possibilità ma devi tenere accesa questa possibilità. E devi fare sì che sia la città dove possano vivere coloro che la mandano avanti. Una cosa che ha detto anche Carlotta Cossutta e mi complimento con lei”, chiosa il giornalista citando la docente anche lei aspirante candidata sindaco del centrosinistra.
Ma Calabresi cita con una battuta anche un altro potenziale candidato, Lorenzo Pacini, quando parla di angurie: “Ma non sono quelle di Pacini”. Sì, perché l’esponente del Pd ha passato l’estate ad organizzare “anguriate” per coinvolgere persone e parlare delle sue idee per Milano.
Cosa ne dicono le altre testate
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25 settembre 2026, 00:38Leggi notizia