DSA e cyberbullismo, cosa rischiano concretamente le piattaforme digitali in Europa

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Il cyberbullismo rappresenta una minaccia crescente per i giovani, favorita dalla diffusione precoce di smartphone e social network. A differenza del bullismo tradizionale, il cyberbullismo si manifesta in modo continuo, seguendo le vittime oltre i limiti di spazio e tempo e aumentando l'esposizione dei loro dati personali a un pubblico vasto e spesso incontrollabile. Studi scientifici evidenziano una correlazione significativa tra cybervittimizzazione e problemi psicologici come ansia, stress, depressione e disturbi del sonno tra gli adolescenti. Per affrontare questa problematica, l'Unione Europea ha introdotto il Digital Services Act (DSA), entrato in vigore nel 2022 e pienamente applicabile dal febbraio 2024. Il regolamento aggiorna la normativa precedente sul commercio elettronico e impone alle piattaforme digitali obblighi di diligenza proporzionati alla loro dimensione. In particolare, l'articolo 28 richiede misure specifiche per proteggere la privacy e la sicurezza dei minori, vietando la pubblicità basata sulla profilazione nei loro confronti. Il DSA prevede inoltre che le piattaforme di grandi dimensioni valutino i rischi sistemici legati ai loro servizi, compreso l'impatto sulla salute mentale dei minori, e adottino misure efficaci per attenuarli, anche modificando i sistemi di raccomandazione algoritmica. Sono previste sanzioni severe in caso di violazioni, con multe fino al 6% del fatturato annuo mondiale per le piattaforme più grandi e fino all'1% per la comunicazione di informazioni fuorvianti durante le indagini. In Italia, il quadro normativo si integra con disposizioni giurisprudenziali che definiscono responsabilità di piattaforme, genitori e autori di comportamenti lesivi online.

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Tag: Unione Europea, Digital Services Act, cyberbullismo