Deportati nei lager. Medaglie ai nipoti: "Difesero i nostri valori"
di Antonia Casini
Pesavano poco più di 30 chili e hanno portato a casa la paura e il cucchiaio con cui si nutrivano. Una paura che provoca silenzio e rispetto nei loro nipoti che, molto commossi, hanno ritirato il riconoscimento in ricordo dei loro cari. Ieri mattina il prefetto Maria Luisa D’Alessandro ha consegnato le medaglie d’onore concesse dal presidente della Repubblica ai cittadini italiani "deportati e internati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale". Presenti sindaci e rappresentanti delle autorità civili e militari, il vicepresidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo, l’assessora regionale Alessandra Nardini, il vicesindaco di Pisa, Filippo Bedini, ma soprattutto, i familiari degli insigniti.
Una cerimonia che si inserisce nelle iniziative legate alla Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento, istituita dalla legge 13 gennaio 2025, n. 6.
"Accanto alla Resistenza combattuta con le armi, ve ne fu un’altra, a lungo meno raccontata, fatta del rifiuto di collaborare. Circa seicentocinquantamila militari italiani dissero no a Hitler e alla Repubblica sociale", ha spiegato il prefetto. "Per questo deportati nei lager, privati dello status di prigionieri di guerra e costretti al lavoro coatto. Hanno difeso i valori fondanti della nostra Repubblica. Non vi fu una decisione collettiva, ma seicentocinquantamila coscienze poste ciascuna davanti alla propria responsabilità". Erano soli "davanti alla storia". "Uomini, privati di quasi tutto, ma che conservarono intatto lo spazio inviolabile della coscienza, che nessuna costrizione riuscì a occupare. Dobbiamo raccogliere il testimone ed essere difensori di questi valori".
Le medaglie sono state consegnate ai familiari di Serafino Arrighi (nato a San Miniato), Giovanni Baldelli (nato a Palaia), Paolo Bettini (che percorse a piedi il tratto da Cecina a Casale Marittimo), Aladino Cavallini (rimase persino per sei giorni senza cibo), Filiberto Ciulli (nato a Montopoli in Val d’Arno), Dario Consani (fu successivamente deportato in Germania e destinato al lavoro coatto), Faustino Consoloni (nacque a Palaia), Michelangelo Ferrera (rientrato, negli anni successivi portò nelle scuole la propria testimonianza diretta della guerra), Giovanni Battista Iop (fu arrestato dalle forze armate tedesche) e Armando Marchesi (raggiunse stremato, portando con sé il cucchiaio della prigionia, San Miniato in bicicletta). Tutti militari che dopo l’8 settembre 1943, catturati dalle forze tedesche, "si rifiutarono di continuare la guerra al fianco della Germania nazista e della Repubblica Sociale Italiana".
Ricorda la figlia di Consani che ha abitato anche a Calci: "Non parlava mai di quel periodo, difficile tirargli fuori i racconti. Quando tornò pesava 36kg. Sul bus gli chiesero il biglietto e lui non lo aveva, allora tutti si alzarono in piedi".
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25 settembre 2026, 04:32Leggi notizia