Dal primo calo nei sondaggi alle tensioni interne, Vannacci raccoglie deputati ma perde pezzi sul territorio: le grane del generale dalla Calabria alla Lombardia
Il partito come un caserma, i “galloni” assegnati a chi il giorno prima stava nella Lega o in Forza Italia, la base ignorata. E ora pure le dichiarazioni del generale, che molti non condividono. Dall’espressione “sporca dozzina”, usata per giustificare chi ha avuto più di un problema con la giustizia, alle classi separate per gli studenti disabili fino alle sparate sulle donne definite “esseri fragili” le quali, ad ogni buon conto, “le preferisco senza gonna”. Il risultato è che, dopo la sbornia iniziale, ora comincia ad incrinarsi qualcosa nella corsa al consenso di Roberto Vannacci. I malumori nel partito sono frequenti e diffusi, dalla Basilicata alla Campania, passando per le Marche e fino alla Lombardia. E talvolta producono fuoriuscite: in ordine di tempo l’ultimo caso, su cui aleggiano tuttavia alcune ombre, è quello sardo, con 500 tesserati sassaresi che hanno restituito la tessera di Futuro nazionale per passare – in teoria – con Marco Rizzo.
Dagli scontri milanesi all’espulsione dell’ex ideologo
In Lombardia il “centro” delle tensioni è, principalmente, Milano. Il che è abbastanza comprensibile, se si tiene conto che si tratta della seconda città italiana e che l’anno prossimo si andrà al voto. Già, il voto. I primi malumori sono nati con l’ingresso in Futuro nazionale dell’ultimo sfidante di Beppe Sala alle comunali, Luca Bernardo, capogruppo a Palazzo Marino di Forza Italia. Figura, quella di Bernardo, ritenuta dalla destra-destra di FnV in città troppo moderata. Anche la scelta di Carmelo Burgio, generale d’armata dei carabinieri, romano, quale candidato sindaco di Futuro nazionale ha fatto storcere il naso: agli ex leghisti per via della provenienza e per il fatto che non conosce la città, ai vecchi missini a causa del suo dichiarato antifascismo. Infine, l’intervento del coordinatore regionale, Luca Ferrazzi, che dopo l’uscita dell’articolo de ilFattoQuotidiano.it sulla nomina di un consulente per Burgio indagato per voto di scambio, ha azzerato l’intera lista di esperti.
Ma il caso che ha avuto più clamore è stata l’espulsione dal partito, firmata direttamente da Vannacci, dell’imprenditore Luca Sforzini, promotore del Centro studi Rinascimento nazionale e titolare del Castello di Castellar Ponzano, definito nei mesi scorsi il “think tank” di Futuro nazionale. Sforzini, dopo l’uscita dell’articolo di Millennium, era entrato in rotta col “barone nero”, Roberto Jonghi Lavarini. Visioni politiche opposte: liberale e moderato il primo, nostalgico del Duce il secondo. La storia dice che l’ha avuta vinta il barone. E ora Sforzini, che ha pubblicato il proprio manifesto ideologico, le cui presentazioni inizieranno tra un mese, si prepara a raccogliere parte dei dissidenti di Vannacci “in un nuovo contenitore politico”.
Novità: un deputato in più, ma un sondaggio che certifica il calo
Ma per un Luca Sforzini che se ne va, ecco un Tommaso Calderone che fa il proprio ingresso trionfale nel partito dell’europarlamentare. L’ex deputato di Forza Italia, un passato nel Movimento sociale italiano e in Alleanza nazionale, ha dichiarato questa settimana di essere “tornato a Itaca”. Qual è il punto? Calderone, avvocato penalista messinese, nel 2022 ha vinto il proprio collegio uninominale; e alle elezioni regionali per l’Ars, in Sicilia, ha ottenuto più di 11mila preferenze. Insomma, Vannacci si è assicurato un volto capace di spostare migliaia di voti.
Ma la lettura relativa al peso del partito che sta facendo litigare il centrodestra – e che intanto, alle suppletive a Reggio Calabria correrà da solo – non è così semplice. Per la prima volta un autorevole istituto di sondaggi, quello di Antonio Noto, ha registrato lo stop di Vannacci. Meglio, il calo deciso nei consensi: Futuro nazionale, che a inizio settembre veniva valutato all’8%, ieri l’altro era sceso al 7%. Altri sondaggi, naturalmente, lo continuano a dare in lieve crescita. Ma è un primo segnale. E a proposito di segnali: secondo l’Ansa i partiti di governo hanno in mano sondaggi interni che danno Vannacci ben oltre il 10%. Solo il tempo dirà dove sta la ragione.
Dalla “mancata” rivolta campana ai dissidenti calabresi, lucani e sardi
Ciò che è certo è che già diversi comitati hanno detto addio al generale, portandosi dietro – almeno sulla carta – centinaia se non migliaia di iscritti. È successo in Calabria, con due comitati che non hanno gradito la nomina di Domenico Furgiuele come coordinatore regionale. È successo in Basilicata, con la fuoriuscita del referente del comitato di Matera, Antonio Marroccoli, che ha accusato il coordinatore regionale, Giulio Curatella, di non essere “adeguato”, e ha parlato di “mancanza di democrazia all’interno del movimento”: dietro lo scontro, l’ingresso di due consiglieri comunali in FnV, Marco Bigherati e Francesco Lisurici, che avrebbero chiesto maggior peso all’interno del partito. Ed è successo, come anticipato, in Sardegna: l’ex consigliere regionale Marcello Orrù ha comunicato che lui e i 500 iscritti del comitato sassarese di cui è referente hanno restituito la tessera, transitando (in tutto o in parte) nel movimento di Marco Rizzo, Italia Domani. Una vicenda singolare, soprattutto dopo le dichiarazioni del coordinatore regionale Gianluca Dessì, secondo cui “488 tesserati risultano associati allo stesso numero di cellulare, mail e indirizzo, che fa capo a un’edicola”.
Tensioni si sono registrate anche in Campania e nelle Marche. Proprio in Campania una quindicina di comitati, a luglio, aveva inviato una lettera di fuoco al numero due di FnV, Massimiliano Simoni. Parlando con ilFattoQuotidiano.it si erano detti “schifati” per come il partito stava gestendo l’organizzazione regionale, con la nomina di Catello Di Capua, e avevano sostenuto che “c’è chi si sta letteralmente comprando la poltrona”. Secondo quanto raccolto da ilFatto.it, nel corso dell’estate i “dissidenti” campani, insieme ad altri iscritti delusi di diverse Regioni italiane, stavano preparando un comunicato stampa col quale annunciare il proprio addio in blocco. Ma il comunicato non è mai stato diffuso e i malumori – in parte – sono rientrati.
Pure nelle Marche la rivolta di alcuni comitati del Pesarese e di Tolentino (Macerata) è indirizzata principalmente verso il coordinatore regionale. In questo caso si tratta di Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova Marche, a cui i comitati contestano le nomine provinciali. Ciarapica, peraltro, in queste ore deve fare i conti con la probabile crisi politica della sua Giunta: l’opposizione ha presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti, documento che, da quanto si apprende, verrà votato anche dai meloniani.
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25 settembre 2026, 05:57Leggi notizia