Da Beko alla guida della Uil. Nuovo ruolo per Martini

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Immagine: La Nazione Firenze
Nuovo ruolo per Massimo Martini, 66 anni, delegato Uilm alla vertenza Beko, nominato ieri coordinatore provinciale della Uil insieme a Erika Carrazza e Patrizia Pala. Martini, un incarico a sorpresa o maturato nel tempo? "Maturato nel tempo, grazie alla vertenza Beko, dove ho caratterizzato il ruolo dei metalmeccanici Uilm e di conseguenza anche della stessa Uil. Durante l’inaugurazione della nuova sede del sindacato in Massetana con il segretario nazionale Pierpaolo Bombardieri, c’è stato il riconoscimento del lavoro svolto e il livello regionale ha pensato a me, proponendomi come coordinatore provinciale. L’esecutivo territoriale ha deliberato la mia nomina con Erika Carrazza e Patrizia Pala". Da quanto tempo è iscritto alla Uil? "Da una vita. Ho iniziato nel 1982 nel settore minerario, poi sono stato assunto alla Whirlpool dove prima sono stato nella Rsu e poi sono riuscito a far diventare la Uilm la prima organizzazione". Quali sono le priorità sul territorio di Siena? "La sfida è riportare l’industria a Siena e coincide con il successo della vertenza Beko. Parallelamente c’è anche da lottare per la salvaguardia di Mps con la tutela dell’occupazione e il mantenimento della sede. Va quindi sviluppato il protocollo d’intesa firmato con le istituzioni e le categorie produttive per lo sviluppo del territorio". Con la nuova nomina cosa cambia nell’attività sindacale svolta fino a oggi? "Assumendo l’incarico confederale, mi rapporterò con Alice D’Ercole per la Cgil e Riccardo Pucci per la Cisl, ma resto nel Consiglio territoriale Uilm Toscana Sud Est e manterrò comunque la delega alla vertenza Beko. Insomma, non abbandonerò i lavoratori con cui ormai siamo una famiglia". A chi dedica questa promozione sul campo? "Ovviamente ai lavoratori della Beko, perché è stata la vertenza che ha agevolato la nomina". Cosa risponde a chi la accuserà di aver cavalcato la crisi Beko per fare carriera? "Rispondo che la vertenza non è chiusa e che si chiuderà solo quando avremo trovato di nuovo lavoro ai 150 operai del sito. C’è ancora tanto da fare e il risultato non è ancora stato conquistato. Siamo a metà dell’opera e questo prevale su tutto".

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