Con l’Etna in eruzione caos trasporti in Sicilia: è davvero il Ponte sullo Stretto la priorità?

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Il 14 settembre l’Etna è tornato in eruzione, causando disagi ai trasporti in Sicilia, in particolare all’aeroporto di Catania Fontanarossa. I voli diretti a Catania sono stati dirottati o cancellati, con lo scalo che ha subito una chiusura di due settimane ad agosto, costringendo i passeggeri a spostarsi verso l’aeroporto di Palermo. Questa situazione ha evidenziato le criticità del sistema di trasporto siciliano, soprattutto per quanto riguarda le alternative ferroviarie. La rete ferroviaria dell’isola presenta diverse limitazioni: su 1370 chilometri totali, 374 sono chiusi e molte tratte, come quella tra Messina e Palermo, sono a binario unico, con solo 30 chilometri di alta velocità. Il viaggio in treno tra queste due città dura circa tre ore, più del viaggio in auto, e la rete non è adeguata a gestire emergenze come la chiusura dell’aeroporto di Catania, lasciando i turisti e la popolazione locale dipendenti da autobus e automobili. Durante l’ultima emergenza, molti passeggeri sono rimasti bloccati a Fontanarossa, lamentando la scarsità di autobus, prezzi elevati per taxi e noleggi auto costosi. La Regione ha cercato di aumentare i servizi di trasporto, ma la situazione ricorrente durante le eruzioni dell’Etna mette in luce la necessità di investimenti più consistenti nella rete ferroviaria siciliana. Questi problemi hanno riacceso il dibattito sull’opportunità di investire nel Ponte sullo Stretto di Messina, un progetto discusso da decenni. Alcuni ritengono che sarebbe più utile destinare risorse al miglioramento delle infrastrutture esistenti, come la rete ferroviaria e le strade, per garantire spostamenti più efficienti e sicuri a residenti e turisti, piuttosto che puntare su grandi opere infrastrutturali.

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Tag: Sicilia, Palermo, Etna, Messina, aeroporto di Catania Fontanarossa, aeroporto di Palermo, rete ferroviaria siciliana