Brindisi, al Mediaporto ricordando «Paz», la matita che continua a ridere
La Regione Puglia continua a limare, filosoficamente, la matita di Andrea Pazienza. Nel settantennale del genio del fumetto con le radici a San Severo, prosegue il cartellone cultuale «Paz 70» con tre nuovi incontri. L’ultimo ciclo di appuntamenti è segnato dal «ridere», dall’«intensificare» e dall’«attualizzare», espressioni chiave per avvicinarsi all’opera di Pazienza, ricordarla e rilanciarla in questa contraddittoria contemporaneità. Oggi nuovo evento, alle 17.30, al Mediaporto di Brindisi, per ridere con: Luca Raffaelli, saggista e giornalista; Stefano Cristante, sociologo della cultura, Università del Salento; e Antonello Vigliaroli, coordinatore dell’Archivio Bibliografico «Andrea Pazienza». I restanti appuntamenti di questo nuovo corso di «Paz 70» proseguiranno poi il 23 ottobre a Trani sul verbo «intensificare» e il 20 novembre a Taranto sull’«attualizzare». Questo progetto, ideato da Stefano Cristante e Luigi De Luca, è organizzato da Puglia Culture, promosso dai Poli Biblio-Museali di Puglia col Comune di San Severo, col patrocinio delle Università di Bari, Salento e Foggia. Filosoficamente, Pazienza incarna la figura dell’artista-testimone, la cui matita si fa organo di percezione del reale. Il suo stile nomade, geniale e irriverente, rifiuta ogni accademismo per farsi specchio di un’epoca di passaggio tra gli anni Settanta ed Ottanta. Attraverso il filtro della Puglia delle radici (San Severo) e dei luoghi d’adozione (da Pescara a Bologna), Pazienza ha trasformato il fumetto in un esercizio di filosofia esistenziale. Seguendo le tre tracce del nuovo ciclo di «Paz 70», riemergono le virtù intellettuali del fumettista scomparso ad appena trentadue anni nel 1988 a Montepulciano. Il «Ridere» richiama la satira impressa dal disegnatore come urgenza di libertà e contestazione. Una inclinazione esplosa nella sua creatività vissuta nella movimentata stagione bolognese della tarda seconda metà del Novecento. Di fronte all’asfissia e alla tragedia del piombo e della politica che mortificava la gioventù, Pazienza risponde fondando riviste leggendarie come «Cannibale» e «Il Male». Il riso di Paz è ghigno tagliente. E la sua fusione tra arte, eccesso e vita vissuto, riporta all’«Intensificare». La vita di Andrea è infatti un flusso di segno e narrazione, arrivando a generare i mondi iconici di Zanardi, Pompeo, Francesco Stella e Astarte. Ogni tavola è densa di una urgenza espressiva totalizzante, dove l’esistenza biografica e la creazione artistica coincidono senza filtri. Come «attualizzare» infine Andrea Pazienza? Nella capacità profetica del suo tratteggio, capace di anticipare le inquietudini, le incertezze giovanili e le mutazioni sociali dell’Italia moderna. I suoi antieroi, disperati, lucidi e frammentati, continuano a riflettersi nelle contraddizioni del presente, dimostrando che il suo segno grafico è un classico vivente, capace di interpellare ciecamente anche le platee dell’oggi, quando, se vissuto, Pazienza avrebbe settant’anni. Chissà se avrebbe continuato a sferzare la società italiana con la sua matita. Di sicuro, la nostra contemporaneità, ne avrebbe bisogno.
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25 settembre 2026, 05:00Leggi notizia