Assegni e incassi rubati. La banca deve risarcire
Due assegni rubati, due carte d’identità false e altrettanti conti correnti aperti pochi giorni prima dell’incasso. Oltre 11mila euro vengono così incassati da persone che non ne avevano diritto, ma per il Tribunale quei documenti falsificati potevano essere scoperti. A pagare sarà la banca presso la quale furono incassati: dovrà versare 15.250 euro alla società danneggiata, oltre agli interessi e alle spese di causa.
La sentenza pubblicata lunedì scorso riguarda una vicenda avvenuta nel 2018. I due assegni, non trasferibili, erano da 6.552,54 e 4.459 euro. Dovevano arrivare a due beneficiarie, ma furono sottratti prima della consegna e finirono nelle mani di altre persone. Queste si presentarono in banca utilizzando carte d’identità falsificate e riuscirono a incassarli. I conti sui quali erano finiti i soldi erano stati aperti il 23 luglio e il 21 novembre 2018. Gli assegni vennero incassati rispettivamente il giorno successivo e cinque giorni dopo.
Si trattava quindi di persone che si erano presentate per la prima volta in quelle filiali e che erano state identificate attraverso carte d’identità poi risultate false. La banca ha sostenuto di aver controllato anche il codice fiscale, ma per il giudice non è stato dimostrato in maniera sufficiente come fosse avvenuta quella verifica.
All’epoca, inoltre, era già disponibile un sistema che permette di controllare i dati identificativi di un documento. Secondo il Tribunale, utilizzarlo avrebbe consentito di accorgersi subito che qualcosa non tornava: i numeri delle carte d’identità presentate allo sportello non coincidevano con quelli dei documenti autentici delle vere beneficiarie. La falsificazione era stata realizzata utilizzando i loro dati anagrafici ma applicando le fotografie delle persone che si erano presentate in banca.
L’istituto di credito ha sollevato anche la questione delle modalità con cui gli assegni erano stati spediti, ipotizzando l’utilizzo della posta ordinaria o comunque di un sistema non tracciabile. Ma su questo aspetto, rileva la sentenza, non è stata fornita la prova di come i titoli fossero stati effettivamente inviati. La società danneggiata, intanto, aveva effettuato nuovamente i pagamenti alle vere beneficiarie tramite bonifico. Il Tribunale ha quantificato il danno in 11.011,54 euro, cioè il valore complessivo dei due titoli. Con rivalutazione e interessi maturati la somma riconosciuta sale a 15.250 euro.
Antonella Marchionni
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25 settembre 2026, 05:01Leggi notizia