Anatomia di un ritratto: "Noi, sulle tracce di Fernanda Wittgens con la sua bussola morale"

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Immagine: Il Giorno Milano
Compare in cinque secondi di un filmato custodito negli archivi di Cineteca Milano. Ci sono pochissime fotografie. Ma Fernanda Wittgens, prima donna in Italia a diventare direttrice di un museo, ha una storia intensa da raccontare e ricordare. Si sono messi sulle sue tracce i registi Francesco Clerici e Mattia Colombo che hanno presentato il film “Anatomia di un ritratto“ a Venezia, alle Giornate degli Autori, per poi riportarlo a Milano, dov’è stato girato anche se si vedrà specchiare la città solo in un Naviglio e nelle immagini riprese dagli archivi di Cinescatti, di Brera e dell’Istituto Luce. "Entrambi abbiamo studi di arte alle spalle: il nome di Fernanda Wittgens esisteva già nella memoria, nei frontespizi dei testi, ma non conoscevo la sua storia", confessa Clerici. Fino a quando il produttore Marco Malfi Chindemi di RossoFilm ha bussato alla loro porta dopo aver ascoltato un podcast con Giovanna Ginex, la massima esperta della Wittgens, che raccontava di questa "bussola morale" e ha voluto farne un film. Il primo passo - cinepresa sulle spalle - è stato a Brera: "Abbiamo cominciato a esplorare sale e corridoi del museo, quasi a cercarla lì: Fernanda è stata una delle prime a creare un museo vivo, accessibile, aperto alla città – sottolinea Colombo – ma per quanto questo viaggio sia stato bello ed emozionante, mancava la parte che riguardava le difficoltà e le preoccupazioni di una donna in un mondo di uomini. Appena abbiamo intervistato Giovanna Ginex abbiamo trovato la chiave per raccontarla". Perché pur non avendola conosciuta, Fernanda Wittgens fa parte ormai della sua vita. "La mancanza di immagini era la vera sfida al cinema: abbiamo cercato di vincerla coinvolgendo una giovane attrice, Sara Drago, e dando a Giovanna Ginex lo scettro di guida per cercare di evocare questa figura dimenticata, quasi come una seduta spiritica alla quale anche noi autori abbiamo preso parte", raccontano. Anche Sara Drago non conosceva la storia della Wittgens. "Ed era quello che volevamo – spiegano i registi – accanto a una donna preparatissima per creare questa riflessione sul potere dell’evocazione e su come la storia del passato possa servire e riflettersi nel nostro presente". Ore e ore di riprese, nei luoghi di Fernanda. "Li abbiamo studiati tutti per poi scegliere di non mostrarli mai, ma era importante che fossero lì, a sorreggere tutto – spiega Francesco Clerici –. Anche Fernanda e Brera sono sempre fuori campo. Vedi la punta dell’iceberg ma senti che c’è chi la tiene su: è lo stesso meccanismo" "Cosa ci ha lasciato Fernanda? – si chiede Mattia Colombo –. L’idea di una donna che aveva questa bussola morale molto forte. Adesso sto realizzando un lavoro su Renzo Piano e anche lui parla di questa “bussola morale“. Forse è quello che manca in questo momento così complesso e difficile, non riusciamo più ad ascoltarla. Speriamo con “Anatomia di un ritratto“ di mostrarla agli spettatori". Che potranno vedere il film a Milano lunedì alle 21.30 all’Anteo Palazzo Cinema con i registi, il produttore e l’attrice Sara Drago per “Le vie del cinema- I film dei festival internazionali“, la rassegna che attraverserà Milano fino al 2 ottobre e le sale lombarde fino al 12 ottobre (leviedelcinema.lombardiaspettacolo.com). "È stato emozionante presentare “Anatomia di un ritratto“ a Venezia perché Fernanda Wittgens era stata in giuria alla Mostra del Cinema, per la sezione “Film scientifico e documentario d’arte“ – confida Clerici –. Ed è emozionante portarlo ora a Milano, dove tutto è partito, e a Roma" per poi attendere che il loro film condiviso arrivi nelle sale nei primi mesi del 2027 e che continui il suo viaggio nei circuiti delle scuole, dei musei, delle università. "Perché affronta tantissimi temi senza dare risposte: è un film attivatore di domande e di dibattito in un momento storico in cui la cultura viene relegata in secondo piano, si sono riaffacciati scenari di guerra e nazionalismi e persiste il patriarcato in ambienti di potere", sottolineano i registi, che Milano stanno dando forma ad altre imprese: Clerici sta chiudendo un film sulle pause pranzo nella città “della schiscetta“ ed è pronto a inaugurare un’installazione al Pac il 10 ottobre con Khaoula Matri “La femme qui marche“; Colombo sta mettendo a punto con Davide Fois un ritratto di Renzo Piano, in dialogo con la figlia, tra memorie condivise.

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